Tra accuse reciproche Zelensky chiude a ogni trattativa

Un’altra giornata ricca di scambi reciproci di accuse. Mosca e Kiev continuano a combattere sul campo ma anche verbalmente il conflitto non si attenua, anzi. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che nelle ultime settimane aveva lanciato qualche segnale di maggiore apertura, ha usato oggi parole dure chiudendo sostanzialmente la porta a qualsiasi trattativa: “Combatteremo – ha detto – fino a quando non riavremo indietro tutto il nostro territorio”. Il numero uno di Kiev ha parlato in collegamento con Davos sposando sostanzialmente le posizioni più intransigenti emerse fra quei paesi, Stati Uniti e Gran Bretagna in testa, che sostengono maggiormente il suo Paese dal punto di vista militare. Altrettanto drastica la risposta indiretta del Cremlino: “La richiesta del ritiro delle truppe russe dai territori conquistati dopo il 24 febbraio, come unica condizione per ritornare ai negoziati, mette in dubbio la sincerità ucraina di trovare una soluzione pacifica alla guerra”.
Il giudizio è arrivato dal viceministro degli Esteri Andrei Rudenko, secondo il quale Kiev deve iniziare ad essere più costruttiva e realista altrimenti ogni trattativa non avrà soluzione e “l’operazione speciale” continuerà ancora a lungo. Zelensky non è stato l’unico, nel suo entourage, a bocciare in queste ore ogni accordo con Mosca: “Nessuna concessione al presidente russo Vladimir Putin, poiché questa strategia è già fallita dal 2014 e ha portato agli attacchi missilistici su Kiev”. A dirlo, sempre in linea diretta con Davos, è stato il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, ripreso peraltro in Europa dal capo di governo slovacco Eduard Heger, secondo il quale, per opporsi a Mosca non serve più una Ue in chiave esclusivamente difensiva ma c’è bisogno di un approccio offensivo. Posizioni diverse da chi, nel vecchio continente, non ha invece rinunciato al dialogo con il Cremlino: è la strada francese ma anche Germania e Italia non vogliono chiudere del tutto le porte alla Russia. Nel frattempo, in Donbass si stringe la manovra a tenaglia su Severodonetsk anche se le notizie dal fronte sono confuse. I separatisti filorussi hanno annunciato l’accerchiamento della città diventata l’obiettivo principale di Mosca nella regione, mentre Kiev smentisce di aver perso il controllo della strada che porta verso il capoluogo e la dirimpettaia Lysychansk, dove anche oggi si è concentrato il fuoco di Mosca. “I nemici stanno avendo un successo temporaneo” in alcune aree dell’Ucraina orientale, ha spiegato Oleksandr Motuzyanyk, portavoce del ministero della Difesa, precisando però che le truppe di Kiev non si stanno ritirando ma stanno cambiando “posizione” e cercando “condizioni più favorevoli per una controffensiva”. Infine, c’è il timore che anche a nord la Russia possa riprovare l’invasione: unità militari del Cremlino sarebbero sempre in assetto da battaglia a ridosso del confine di Chernihiv e Sumy ed il rischio di nuovi attacchi da settentrione, per lo stato maggiore ucraino, è tuttora concreto.
(ITALPRESS).