Una carta d’identità per Miko finito a vivere nel parco a causa della burocrazia  

AGI –  Una carta di identità e un tetto provvisorio prima di raggiungere, il più in fretta possibile, la compagna in Romania. La storia di Mirko Di Natale, informatico di 47 anni, ha preso una piega felice nel giro di un paio di settimane dopo che l’AGI aveva raccontato di come fosse finito, a causa di una serie di disgrazie lavorative e personali, a vivere sotto a un tiglio e a dormire accartocciato su una panchina nel Parco Nord di Milano.

L’inghippo burocratico 

C’è rimasto due mesi, sostenuto dai volontari del Gruppo Solidarietà del quartiere Niguarda che lo hanno rifornito di cibo e affetto in attesa che si sbloccasse l’inghippo burocratico per cui non riusciva a rinnovare la carta d’identità, scaduta a giugno del 2021 e necessaria per volare in Romania, perché non aveva una residenza. A risolvere la questione Luigi Magistro, il sindaco di Cormano, uno degli ultimi Comuni dove Di Natale ha avuto casa, che gli ha fissato un appuntamento prima che una donna del quartiere si facesse avanti offrendosi di ospitarlo. 

Pur con alcune perplessità (“Mi risulta che in passato abbia rifiutato un tetto proposto dal Comune di Nova Milanese”), il primo cittadino ha applicato la legge che prevede che spetti il documento anche a chi vive, per scelta o per necessità, in strada. 

“Comincia la mia seconda vita”  

Il tema delle cosiddette residenze fittizie, che consentono di ‘aggirare’ la mancanza di un tetto, è complicato. In teoria, qualsiasi Comune, anche dove non si ha mai vissuto, dovrebbe concedere il documento ma questo significa anche ‘accollarsi’ i costi di persone in difficoltà, come l’eventuale richiesta di una casa popolare e l’assistenza da parte dei servizi sociali.

Le lista d’attesa sono poi molto lunghe. A Milano, meta ambita perché garantisce ai poveri più possibilità che altrove, fino a luglio le richieste sono bloccate perché se ne contano centinaia. “Non ho parole per ringraziare tutte queste persone che mi hanno ridato una seconda vita – dice Mirko, con abiti e sorriso scintillanti dopo la svolta -. Senza il loro aiuto non sarebbe stato possibile sopravvivere in condizioni dignitose quando ero al parco e avere il rinnovo della carta. La signora da cui sto ora non mi fa sentire un ospite gradito, fa molto di più: mi fa sentire a casa mia dopo che per tante settimane ho provato la durezza della panchina”.

Alla fine del mese, grazie anche a una colletta per raccogliere i  soldi necessari per il viaggio, raggiungerà la fidanzata. “È stata qualche giorno con me al parco ma poi l’ho convinta ad andarsene promettendole che ci saremmo riuniti nel suo Paese. Ho lavorato fino alla pandemia, poi ho perso entrambe le mie attività: quella di informatico che andava nelle case ad aggiustare i pc o installare programmi perché la gente aveva paura di farmi entrare per timore del Covid e l’altra da facchino in una pizzeria perché ha chiuso”.