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Una città, il suo fiume e i suoi canottieri

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Veduta del borgo medievale del Valentino con canottieri sul Fiume Po  - Torino

Dalla salute del fiume alla salute dell’uomo: questo il motto che anima la storia di Torino, città del Grande Fiume e che da sempre ama le regate e i canottieri. 

 

Dalla salute del fiume alla salute dell’uomo: questo il motto della 37° edizione della regata internazionale di fondo D’Inverno sul Po che si disputa su due giorni, ogni anno, agli inizi di febbraio.

Quest’anno la sua missione è stata di rendere più pulita quella grande palestra all’aria aperta che è il Po. Del resto, la passione per il fiume e per i remi è parte della cultura della città di Torino, passione che si vede anche nei numeri della regata internazionale ‘D’inverno sul Po’ disputata agli inizi di febbraio: oltre 3.100 atleti con la presenza di 45 Special Olympics, bambini e adulti con disabilità intellettive, 1000 di imbarcazioni, 140 società, più di dieci le nazioni partecipanti, e quasi quarant’anni di attività sempre in crescendo.

E’ un evento importante per il Piemonte, per l’Italia e a livello internazionale che vede, tra i molti altri, l’adesione del Consiglio Regionale del Piemonte e il patrocinio dell’Ente di gestione delle Aree protette del Po torinese.

Antonella Cordero, instancabile referente del comitato organizzatore, ci spiega: “Il fattore determinante di questa edizione è stato lo spirito della manifestazione che ha messo in primo piano il fiume”. Remando, di plastica se ve vede sempre troppa, si accumula e con la pioggia, il vento e le piene finisce in acqua: “Quest’anno abbiamo anche puntato sulle bottiglie bio grazie al nostro sponsor Fonti di Vinadio – Acqua Sant’Anna e nei giorni di gara abbiamo fatto anche informazione sulla raccolta differenziata con punti di raccolta presidiati da giovani volontari del liceo Vittoria – Vittoria International School -, di Intercultura e della Fondazione AIRC”.

“Nel migliore spirito sportivo la totalità dei circoli canottieri di Torino si sono messi a disposizione per la riuscita della manifestazione” sottolinea Stefano Mossino, presidente del Comitato Regionale Piemonte: “Tutte le società hanno interesse che la manifestazione funzioni al meglio e questo è evidenza dello spirito sportivo che fortifica gli animi per il bene comune”.

Di regate ne vengono organizzate in continuazione dalle società torinesi. Un altro evento importante è il Silver SKiff della Reale Società Canottieri Cerea che si disputa dal 1992 e in continuazione si rema sul fiume nelle più diverse forme. I circoli dedicano a tutti giornate a porte aperte per prove gratuite di canoa, corsi di avviamento ovviamente al canottaggio ma anche al kayak e gite in barca, in primavera ed estate. Solcare il fiume remando è come vivere in un’altra dimensione, vicinissima ma allo stesso tempo lontana dalla città rumorosa, non lo si può non amare per sempre una volta provata quell’esperienza.

Una città di canottieri

Le Società di canottaggio torinesi sono nate nell’Ottocento quando giovani dell’aristocrazia o dell’alta borghesia importano a Torino la nuova passione per “l’esercizio del remo” dai loro soggiorni all’estero, Parigi o Ginevra o Londra.

Ed è quando Napoleone Bonaparte ordina la demolizione delle fortificazioni di Torino e viene realizzato un sistema di viali alberati, le “promenades publiques”, e alla creazione nel 1854 del Parco del Valentino che i circoli, facilitati a trovare sistemazione sulle sponde del Po, sbocciano uno dopo l’altro come fiori a primavera.

La prima è la Canottieri Cerea, nel 1863. “Cerea”, così si salutavano i rematori quando si incontravano, con il classico saluto piemontese usato nei confronti delle persone di rispetto che oggi non si sente quasi più. Canottaggio agonistico nelle acque torinesi ma anche a lunga distanza, fa impressione sapere che già nel 1868 una barca a quattro vogatori della Cerea in soli cinque giorni percorse per la prima volta il Po da Torino a Venezia,anche per celebrare la riunione di Venezia all’Italia.

La società Eridano, fondata nel 1864, è però la prima ad avere una sede proprio in riva al Po in un’estrosa pagoda di forma ottagonale ai piedi del castello del Valentino a partire dal 1868. Il 6 agosto 1896 il Circolo degli Artisti di Torino rileva il Circolo, potenzia l’attività sportiva, il canottaggio, ma anche anche il nuoto, l’atletica e perfino il gioco delle bocce, e prende a organizzare delle feste memorabili. Tante evocavano la Cina, il Giappone, l’Africa, paesi esotici, ma la meraviglia assoluta sono i banchetti sulla zattera galleggiante da oltre cento persone che attirano gli artisti torinesi beati davanti al paesaggio del fiume.

Passano quindici anni e un gruppo di gentiluomini torinesi appassionati di canottaggio si riunisce nella Birreria della Borsa per dar vita a una società dal nome “Unione Sportiva Dilettanti” per “promuovere la ginnastica del canottaggio”. Il 30 maggio 1886 viene ufficialmente fondata la Società Canottieri Esperia,la sede sulla riva destra del Po, su un terreno di proprietà del “Premiato Stabilimento industriale Fratelli Diatto – carrozze per uso privato e materiale per ferrovie e tramway”, impianto che divenne poi casa automobilistica.

Nel 1884 Torino dell’Esposizione generale italiana diventa lacapitale mondiale del Progresso: vengono costruiti per l’occasione la funicolare di Superga e il Borgo Medievale con il suo Castello e sono bandite le prime regate internazionali. Sono di quel periodo le immagini di robusti canottieri in magliette a strisce e braghe lunghe alla zuava che brandiscono i remi con fierezza.

Dalla fusione delle società “Flick Flock” e “Mek-Mek” il 25 febbraio 1874 nasce la Società Canottieri Armida che ha soci allegri e spensierati, che allo sport abbinano divertimenti e grandi cene, famose quelle alla trattoria “Disbarco” sulla riva destra o alla trattoria “Trasporto” vicina al ponte di ferro Maria Teresa, poi abbattuto e sostituito dal ponte Umberto I. Il circolo canottieri Armida è stato set della Seconda Volta “La seconda volta” di Calopresti con Valeria Bruni Tedeschi e Nanni Moretti) un film sul terrorismo, sul “segno” che ha marcato la storia degli anni Settanta.

Tra i buontemponi ci sono anche i “Matirù“, 19 giovani provenienti dalla Società Ginnastica Torino che decidono di creare un nuovo sodalizio per gestire in modo autonomo il tempo libero, dedicandolo tutto al canottaggio: dal vocabolario garibaldino viene scelto il nome Caprera. Si distinguono subito, e non solo per i meriti sportivi, rimangono infatti proverbiali le loro scorribande sul Po e i loro scherzi tremendi, una vena goliardica che è la cifra dei giovanotti agiati di fine Ottocento.

Il canottaggio durante i due conflitti mondiali

Con la prima guerra mondiale cambia tutto. Soprattutto il proletariato, fortemente presente a Torino, rifiuta quella sanguinosa avventura, ma è tutto inutile, l’Italia entra in guerra. Gli sportivi delle associazioni vengono chiamati alle armi o si arruolano volontari e le società sospendono le attività. Tanti atleti non torneranno più.

Poi il tempo passa e la vita riprende il suo corso, e negli anni ’20 la Società Canottieri Esperia addirittura innova, è tra le prime società ad aprire alle donne lo sport del canottaggio agonistico rendendole molto di più che gentili passeggere.

Anche la seconda guerra mondiale porta al sostanziale abbandono dell’attività sportiva, e la ripresa non è questa volta facile e rapida come nel 1919. Nella Torino del Dopoguerra si ricostruisce e si costruisce il tessuto industriale che ha come risvolto negativo il progressivo inquinamento dei corsi d’acqua. Cambiano le abitudini e la motorizzazione e le gite domenicali in auto, per lo più verso la Riviera Ligure, frenano la pratica turistica e ricreativa del fiume.

Orizzonte che è già molto cambiato nel 1979 quando nasce il Circolo Amici del Fiume; la salute del fiume, anche grazie ad interventi pubblici, è in miglioramento e l’attività sportiva in ripresa. Obiettivo dichiarato della Società: permettere a tutti di avvicinarsi al fiume con rispetto, lo sport inteso soprattutto come occasione di aggregazione e momento significativo nella formazione dei giovani.

Obiettivo condiviso da Luigi Matteoli, tre titoli italiani e un titolo di campione universitario, atleta e poi allenatore, a lungo presso l’Armida, una forza della natura che dieci anni più tardi crea gli Amici del Remo, club sportivo aperto fino a novembre 2016 quando la sua storia fu interrotta da una piena del Po. Luigi ha amato fino all’ultimo, fino al 2 febbraio scorso quando se ne è andato per sempre, il canottaggio e il suo fiume, e non si è mai risparmiato per difenderli e per renderli migliori.

Morale della favola, il Po è un luogo d’eccellenza dove trascorrere del buon tempo con lo spirito giusto, e quello sportivo, per definizione, è uno degli ambiti educativi più completi: è impegno giornaliero, fatica che consente di migliorare e spirito di collaborazione. E pulire il fiume dove si rema è indubbiamente uno sport eccellente.

 

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    Una città, il suo fiume e i suoi canottieri ultima modifica: 2020-02-24T14:36:50+01:00 da Redazione Rete 7