Uzbekistan e Ucraina hanno vinto le Olimpiadi di scacchi. Per l’Italia un “risultato bugiardo”

AGI – Le Olimpiadi degli scacchi di Chennai, in India, sono state vinte dall’Uzbekistan (open) e dall’Ucraina (femminile). Gli uzbeki hanno ottenuto un successo, impronosticabile alla vigilia, che rappresenta la degna conclusione di un’edizione ricca di colpi scena dove le corazzate, e i giocatori più attesi, hanno fatto molta fatica.

L’assenza di Cina, Russia e Bielorussia avrebbe dovuto spalancare le porte del successo agli Stati Uniti, all’India o alla Norvegia del Campione del Mondo, Magnus Carlsen, ma nessuna di queste, invece, è riuscita a salire sul podio. Dietro agli uzbeki, infatti, si sono classificati i sorprendenti armeni e India 2, la squadra “b” (almeno per Elo) del Paese ospitante. Nessuna di queste era nella top ten del ranking all’avvio della competizione.

I fan delle scacchiste indiane sono invece rimasti delusi proprio al fotofinish. L’India, testa di serie numero uno, ha buttato al vento la vittoria finale perdendo l’ultimo match con gli Stati Uniti e subendo, in volata, il sorpasso di Ucraina (seconda forza del torneo) e Georgia (terza nel ranking). Una vittoria, quella delle ucraine guidate dalle sorelle Muzychuk, che assume una fortissima valenza simbolica viste le sofferenze patite dal popolo ucraino a causa dell’invasione russa.

Un’edizione sorprendente, dicevamo. Sì, perché tutta l’attesa della vigilia era per i grandi scacchisti arrivati in India con grandi speranze di vittoria. Caruana, Aronian, Duda, Shirov e Korobov, solo per fare qualche nome, hanno invece collezionato performance altalentani e sconfitte inaspettate. Blunder, pezzi lasciati in presa, stanchezza accumulata. I motivi possono essere tanti ma la sostanza, alla fine, resta la stessa.

È stata, invece, l’Olimpiade dei giovanissimi Grandi Maestri (GM). Quelli sulla rampa di lancio, di cui si parla da un po’ e che, anche grazie a questa edizione, hanno potuto rinnovare le loro ambizioni. L’Uzbekistan, ad esempio, è stato guidato dal 17enne Abdusattorov che si è aggiudicato anche la medaglia d’argento individuale in prima scacchiera. Per “Abdu” e’ la seconda grande soddisfazione dopo la vittoria ai mondiali “rapid” dove si era imposto contro Carlsen e in finale contro Ian Nepomniachtchi. La squadra proveniente da Tahskent, inoltre, ha schierato una squadra giovanissima composta anche da Sindarov (16 anni) e dai ventenni Yakubboev e Vokhidov.

L’India 2, allo stesso modo, ha affidato il proprio destino a Gukesh (16anni), medaglia d’oro in prima scacchiera, Sarin (18), Praggnanandhaa (16) e Sadhwani (16). Grande attenzione ancheper il tedesco Keymer (17), il più brillante dei suoi, uno dei nomi più ricorrenti quando si parla di futuro degli scacchi in Europa.

E l’Italia?

Per azzurri e azzurre è stata una Olimpiade strana che ha lasciato l’amaro in bocca. Gli azzurri del team Open sono partiti benissimo per poi crollare nel finale disfacendo così il lavoro costruito, con perseveranza, nei giorni precedenti. Nel complesso l’esperienza è stata positiva anche se ha fatto capire come ai ragazzi di van Wely serva ancora del tempo per confrontarsi, con costanza e profitto, contro avversari in partenza più quotati.

Partire 26esimi e arrivare 47esimi non e’ certamente un risultato che porta a festeggiare ma, se fosse arrivata una vittoria all’ultimo turno, la posizione classifica sarebbe stata in linea con le aspettative. “Punteggio bugiardo”, sarebbe il titolo finale di questo pezzo, ma dietro c’è molto di più e merita qualche considerazione ulteriore.

La vittoria contro la disastrosa Norvegia di Carlsen, aveva proiettato gli azzurri nella parte alta della classifica, illudendo un po’ tutti. Un successo di prestigio che, però, è rimasto ‘unico’ nell’avventura indiana degli italiani. Il secondo scalpo, necessario per scalare la vetta, non è mai arrivato. I terribili e giovanissimi scacchisti di India 2 hanno riportato subito gli azzurri sulla Terra mentre le forti Germania e Inghilterra si sono rivelate, al momento, formazioni troppo solide ed esperte.

“Saper sempre vincere contro i più deboli” è allora la massima che l’Italia deve portarsi a casa dall’India per poter crescere ancora. La squadra guidata da van Wely non è riuscita, infatti, a far valere, con costanza e profitto, la propria forza contro avversari da battere a tutti i costi. Le vittorie contro Suriname, Venezuela, Portogallo, Irlanda e Uruguay non confondano: si tratta di formazioni che nel ranking di partenza erano ben distanti dall’Italia. Sono stati il pareggio con la Moldavia (anche se in stato di grazia) e la sconfitta inopinata, all’ultimo turno, con il Perù, a far svanire il sogno di entrare nella top 20.

Daniele Vocaturo, in prima scacchiera, ha ottenuto una bella patta con Carlsen. Ma è anche il risultato che ha ripetuto per tutto il resto del torneo (tolte le prime due partite con avversari poco competitivi). La solidità mostrata dal numero uno italiano è stata certamente importante ma, in termini di leadership, ci si poteva aspettare qualche partita più coraggiosa (e forse più lunga).

Luca Moroni (classe 2000) e Francesco Sonis (2002) in seconda e quarta scacchiera sono partiti con grandi aspettative, e anche con buone vittorie, per poi perdersi negli ultimi turni condizionando troppo i risultati della squadra. Dalla loro ulteriore (e necessaria) crescita futura passerà il destino dell’Italia ma già ora era forse lecito pretendere qualcosa in più. Lorenzo Lodici (classe 2001), terza scacchiera, è stato invece il più continuo di tutti, sia in termini di vittorie che di prestazioni, con scelte quasi mai scontate e sempre divertenti. Sabino Brunello, ‘riserva’ solo di nome, ha dato in pieno il suo contributo, fatto di esperienza e tatticismi, risultando decisivo in più di un’occasione. Insomma, gli azzurri meritano sicuramente la sufficienza ma, alla fine dei giochi, resta il rammarico per un voto che poteva essere molto più alto.

Per le donne, invece, è stato un torneo con pochissimi acuti, qualche ‘ombra’ di troppo, ma anche diverse ‘luci’. Il 29esimo posto, qui, sembra rispecchiare l’andamento deigli 11 turni. Le due veterane, Marina Brunello e Olga Zimina, sono salite su un vero ottovolante e, tra discese e risalite, vittorie e sconfitte, non sono riuscite a guidare fino in fondo le compagne, molto più giovani, verso un exploit che, con il senno di poi, non sembrava impossibile.

Tea Gueci, la migliore delle azzurre, è stata invece fermata negli ultimi turni da alcuni problemi fisici che hanno limitato la sua presenza negli ultimi turni. Le sue buonissime performance, è rimasta imbattuta fino alla fine, fanno però ben sperare per gli europei femminili, che si svolgeranno a Praga a fine agosto. Elisa Cassi (2005) e Marianna Raccanello (2003), all’esordio in una competizione così complicata, hanno messo in mostra il loro talento e incamerato diverse vittorie e una dose di esperienza, ad alti livelli, che tornerà buona nei prossimi anni

Quella indiana è stata anche l’edizione di Twitch. il social ‘viola’, anche grazie a canali come quello italiano di chess.com e il commento di molti maestri di scacchi, ha permesso di seguire, grazie a ore e ore di diretta ininterrotta, un evento che ha comunque regalato grandi emozioni per i colori azzurri. Il testimone ora passa a Budapest 2024, edizione numero 45, in cui l’Italia sarà chiamata a un risultato migliore di quello ottenuto in terra indiana.