“Vi racconto come sviluppiamo la pesca sostenibile in Costa D’Avorio”

AGI – È il grande motore dell’Africa Occidentale, la Costa d’Avorio. Un Paese che, come ha annunciato recentemente all’Expo di Dubai il primo ministro Patrick Achi, punta a raggiungere i mille miliardi di franchi Cfa, circa 1,5 miliardi di euro di intenzioni d’investimento dei capitali esteri.

Le relazioni politiche tra l’Italia e la Costa d’Avorio sono eccellenti e consolidate attraverso i flussi migratori: in Italia si trova la seconda comunità ivoriana in Europa, più di 20.000 migranti con livelli soddisfacenti di integrazione. L’Italia guarda alla Costa d’Avorio per investire nell’agroalimentare e l’Africa occidentale è un contesto molto attraente per il settore ittico, anche se la portata della pesca illegale è importante e si traduce in perdite economiche e in centinaia di migliaia di posti di lavoro messi a rischio nel settore della pesca artigianale.

Nel 2020 la Ue ha importato più di 100 milioni di euro di pesce, principalmente merluzzo lavorato, solo dalla Costa d’Avorio. Bruxelles sta lavorando insieme ad Abidjan, il più grande porto dell’Africa occidentale, per migliorare monitoraggio, controllo e sorveglianza delle attività di pesca.

Una collaborazione che fa parte di un accordo di partenariato per la pesca sostenibile che garantisce alla Costa d’Avorio 682.000 euro all’anno (di cui 407.000 euro per il sostegno al settore) dal bilancio Ue e consente alle navi provenienti principalmente da Spagna, Portogallo e Francia di pescare nelle acque ivoriane.

Chi opera da protagonista in questo settore è Sergio Tommasini, amministratore delegato di Airone Seafood, azienda italiana attiva nel settore delle conserve ittiche e alimentari a base di tonno con sede produttiva ad Abidjan, capitale economica della Costa d’Avorio.

L’impresa guidata da Tommasini dà lavoro a circa 1500 persone ed è oggi il primo gruppo italiano a capitale privato. Un traguardo che ha resistito ai contraccolpi di due anni di pandemia. La Costa d’Avorio conta 26 milioni di abitanti e sinora ha dichiarato circa 80 mila contagi e 780 decessi.

“I vaccinati sono circa il 2% della popolazione – spiega l’ad di Airone Seafood – La nostra azienda conta circa 1500 dipendenti, di cui il 70% donne, e ne abbiamo fatti vaccinare più di mille, per certi aspetti siamo sproporzionati rispetto alla realtà ivoriana. Il Covid è percepito così poco che è difficile sensibilizzare i cittadini al vaccino e così i vaccinati stentano ad aumentare”.

Fare impresa in Africa significa considerare la variegata composizione etnica del tessuto socio-economico. “In Airone Seafood, sono presenti 48 etnie diverse”, racconta Tommasini: “In azienda abbiamo 18 sigle sindacali e quattro delegati del personale. Il dialogo con loro favorisce l’omogeneità della composizione del gruppo di lavoro. Importante anche il fattore religioso dato che abbiamo una maggioranza cristiana e una minoranza musulmana. Questo riflette, anche banalmente, la composizione del menù della mensa sociale. Le attività verso il personale sono diverse e anche di stampo sociale. Dai prestiti per la scolarizzazione dei bambini al supporto per i funerali, alle attività sociali in generale”.

Un approccio che ha consolidato nel tempo il rapporto con le autorità locali ivoriane: “Ci definiamo portatori di ‘Italian nation branding’ – sostiene Tommasini – che per noi significa, da un lato, creare sviluppo industriale e indotto, dall’altro, tessere e consolidare relazioni virtuose allo scopo di contribuire alla crescita del territorio in cui operiamo. Verso le istituzioni c’è rispetto reciproco. Da un lato abbiamo un rapporto stretto con i principali ministri del settore e dall’altro facciamo parte della business community di Assafrica Confindustria che gestisce il network delle aziende italiane che operano in Africa e coloro che vorrebbero lavorarci nel futuro. Anche come consigliere di Assafrica diciamo che svolgo un ruolo di brand ambassador della capacità imprenditoriale italiana all’estero”, afferma l’ad di Airone Seafood.

“Lavorando sul campo”, aggiunge, “in una terra in cui si è in continuo contatto con la natura ci si rende conto che si può deviare dal cammino verso la sostenibilità. È un fattore strategico che esprime valori sociali, ma che è fondamentale anche per la sostenibilità nel tempo della nostra attività economica”. Una sostenibilità che per Airone Seafood è garantita anche attraverso le certificazioni Dolphin Safe e Friends of the Sea.